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Il mondo degli affari è in grande subbuglio ed è più difficile maneggiare il cambiamento quando la cassetta degli attrezzi è ingombrante. Per adattarsi ai cambiamenti imposti da pandemie, piani di recupero e telelavori, bisogna alleggerirsi, e fare attenzione a non sbagliare il calibro della chiave inglese che si adopera in azienda.

Fare soldi con l'ingegnosità

Tutto quel che è ingegnoso è anche intelligente. Ma non tutto quel che è intelligente è anche ingegnoso, perché l’ingegnosità è intelligenza + creatività.

 

Quando dobbiamo fare qualcosa di abituale non abbiamo particolare bisogno dell’ingegno. Se invece ci troviamo nella necessità d’inventare soluzioni nuove di fronte a difficoltà impreviste, l’ingegnosità diviene molto utile.

 

A differenza di quanto affermano molti manager, la fonte dell’ingegnosità scaturisce dalla relazione tra più persone, non dal talento individuale. L’ingegnosità collettiva è la sorgente inesauribile dell’evoluzione umana – è quando le persone si mettono insieme per fare qualcosa che non avrebbero mai potuto fare se fossero rimaste da sole.

Ingolfati dagli esperti

L’inarrestabile specializzazione dei saperi umani ha condotto un numero crescente di persone a sospettare degli esperti. Gli esperti sono coloro che hanno poco tempo da dedicare alla domanda perché sono concentrati sulla risposta.

Questi esperti di soluzioni hanno cieca fiducia nella possibilità che il futuro ripeta il passato. Senza questa fiducia, l’esperto non potrebbe servirsi della propria esperienza (necessariamente passata) per valutare il da farsi.

Nelle imprese moderne gli esperti hanno preso il potere e lo hanno gestito con efficacia, perché le imprese moderne avevano poco interesse a favorire il cambiamento. Ora che il cambiamento si è impossessato delle imprese, gli esperti sono diventati molto ingombranti.

Sfruttare il cambiamento

“La rivoluzione darwiniana dovrebbe essere interiorizzata come la sostituzione del concetto di essenza con quello di variazione”. 

Stephen Jay Gould esprime in questo modo l’appello cui i manager innovativi devono essere capaci di rispondere. Non è facile sostituire il verbo essere con il verbo divenire. Abituati come siamo (appunto) a fare riferimento a quello che permane, esercitiamo per lo più indifferenza nei confronti di quello che cambia. Le essenze, inoltre, sono più affidabili delle trasformazioni, risultano più prevedibili, quindi più confortevoli. Nondimeno è sempre più evidente che la fiducia nell’essenza è sintomo di una mente arretrata.

Ci troviamo nel cambiamento senza sosta, si tratta ora di farsene una ragione, di trovare la ragione del cambiamento.

Dare retta a zio Heinz 

“Non c’è niente di più terribile dello sterminio delle possibilità”, così si esprime l’antropologo Francesco Remotti quando argomenta contro l’identità. Ogni volta che ci rassegniamo alla ripetizione, lasciamo spazio all’abitudine e rafforziamo il si impersonale – si fa così perché… si è sempre fatto così.

Quando invece ci garantiamo lo spazio necessario affinché la domanda “ma chi l’ha detto?” possa essere udita da molte persone, stiamo favorendo l’unico imperativo etico che libro considera accettabile: “agisci sempre per aumentare il numero di opzioni a disposizione del tuo prossimo”.

Dobbiamo questo principio al fisico Heinz von Foerster, al quale s’ispirano molte attività di Trivioquadrivio.

 

Leonardo Previ