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Da oltre 25 anni il lavoro di Trivioquadrivio si fonda sull'attraversamento delle frontiere meno frequentate del mondo della consulenza d'impresa. Questi spazi restano oscuri per chiunque pretenda di seguire fin dall'inizio la rotta corretta, ma diventano proficuamente esplorabili se ci si impegna a lavorare sulla propria capacità di progressivo orientamento. Crediamo che il modo giusto per farlo sia continuare a porsi buone domande, dando valore a un pensiero indipendente.


Il valore dell’indipendenza

Del mio consulente mi fido quasi ciecamente, da anni. È stato tra i primi a intravedere la rivoluzione di Internet e a suggerirmi di investire nelle nuove tecnologie, all’inizio del millennio, quando avevo appena rilevato l’azienda che il papà aveva fondato negli anni ’80. Grazie al mio consulente ho potuto investire milioni di Euro nelle reti informatiche più avanzate. Il mio consulente è sempre aggiornato perché lavora per una società di consulenza che viene sostenuta dalla più grande multinazionale dell’high tech. Loro sì che se ne intendono. Purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto. Penso che la responsabilità principale sia dei miei dipendenti, che non hanno mai voluto capire come usare al meglio le nostre reti. Sono testoni, non si adattano al cambiamento.

Anche mio figlio non capisce. Del resto, ha fatto il classico. Cosa può saperne lui di sviluppo aziendale. Anche perché si è iscritto ad antropologia – mai capito come si guadagnano da vivere gli antropologi. Studia gli indigeni, guarda un mucchio di film e legge libri di filosofia. Io l’ho lasciato fare, anche se una mano in azienda mi avrebbe fatto comodo. Fa di continuo discorsi strani sul valore delle persone, sulla sopravvalutazione della tecnologia, sull’importanza dell’ascolto.

Quando mi ha fatto notare che le mie scelte imprenditoriali erano sempre influenzate dal mio consulente, gli ho risposto che era la cosa migliore che potessi fare per l’azienda. Ha tirato fuori una faccenda incomprensibile. Papà – mi ha detto – ma come si fa fidarsi di qualcuno cui manca l’indipendenza necessaria ad assumere decisioni contrarie ai luoghi comuni? Per offrire buoni consigli occorre autonomia di pensiero e indipendenza economica, tutto il contrario del tuo consulente, che riceve lo stipendio da un conglomerato di società legate a filo doppio ad aziende enormi, che devono vendere prodotti a imprese come la tua. Per non parlare degli intrecci accademici, con tutte quelle ricerche sponsorizzare che ottengono solo i risultati previsti dagli sponsor.

Mi sembrano sciocchezze da studente viziato. Del resto, se devo liquidare l’azienda è proprio perché le persone non hanno capito il valore dei nostri investimenti in tecnologia. Il mio consulente mi ha detto che gli dispiace molto e mi ha invitato all’università. Fa lezione al master in strategia aziendale, regalano un tablet a tutti gli studenti. Io parlerò della potenza delle nuove tecnologie e del valore dei fallimenti.


Trivioquadrivio, autonomi e indipendenti da un quarto di secolo.