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"Ogni popolo ha il governo che si merita", sosteneva Joseph De Maistre. Di certo, in qualsiasi tipo di organizzazione umana, la relazione fra chi sta al timone e chi vi si affida mette in gioco i concetti di rappresentanza e guida, inscindibilmente legati a quelli di riconoscimento e responsabilità.

Guidare

Siamo abituati a sopravvalutare il ruolo del timoniere. Chi guida determina la rotta, questo è certo. Ma quando il veicolo ospita il solo guidatore, la meta rimane irraggiungibile. La coappartenenza di guidatore e guidati dovrebbe risultare evidente ogni volta che si smarrisce l’orientamento. 

È raro che un leader d’eccezione rimanga a lungo alla testa di una organizzazione mediocre, questo è l’ordine delle cose. Tra chi guida e chi è guidato esiste un legame che non è possibile recidere, se non molto di rado; è lecito prendersela con il primo solo a condizione di riconoscere la responsabilità dei secondi. 

La crisi di un governo nazionale, per esempio, appare particolarmente sciagurata agli occhi di chiunque nutra fiducia nei confronti di colui che aveva assunto la guida del sistema. E forse è proprio questo il caso del Parlamento italiano, che ha scelto poco fa di spodestare un capo esperto, capace, rispettato. Le conseguenze potrebbero renderci tutti sanguinanti, a giudicare dal profilo di coloro che si sono affrettati a rivendicare la successione, ed è probabile che le cose vadano persino peggio di come oggi riusciamo a figurarci. 

Eppure, non è il caso di perdersi d’animo. Per quanto al timone occorra polso fermo e sguardo lungimirante, è sempre l’equipaggio che determina gli esiti della navigazione. Le crisi, soprattutto quelle gravi, sono momenti ideali per rallegrarsi delle proprie fortune.